sabato 7 gennaio 2012

Di notte i fiori hanno tutti lo stesso colore.

Fugge tutto ciò che non siamo in grado di afferrare. L'esistenza in bilico, su una gamba a bordo di un piano inclinato, a cavallo di mille piani inclinati intersecati dal caso. E tutto scivola e scavalca orizzonti e segmenti, frazioni di esistenze, stracci di dolore che restano tra le mani a chiederti "e adesso...". Scivola come mercurio tutto ciò che non siamo in grado di fermare, e va via. E non sempre esiste un fosso che raccolga i residui che desidereremmo ritrovare un giorno, come una vecchia cartolina scivolata dietro la libreria a muro di un appartamento bombardato dai caccia americani, lenzuola e coperte trascinate dai cani. Adesivi sbiaditi al sole, parole che fuggono, parole. E suoni che si perdono schivando l'eco di ogni frangente, per non sentire, non sentire niente. Cosa ritroveremo nel silenzio delle sere che seguono pomeriggi assolati, il dolore della cicala che si perde, le lucciole che si fanno lontane a lasciarci nel buio di appuntamenti mancati, e i solchi che segnano i prati. Di notte i fiori hanno tutti lo stesso colore, per permetterci di sentire ciò che il sole ammutolisce, per permetterci di scorgere, tra le pieghe cobalto le stelle, quei fori sulla tenda di guardone che fruga nel nostro temere gli istanti, che fuggono. Come fuggono i colori nella sera, in silenzio incontro alla notte, alla notte più nera.

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