mercoledì 1 dicembre 2010

Caro blog ti (ri)scrivo...

...così mi rifletto un po'. In questa sera di dicembre giallino, con la sabbia del deserto e i venti gradi; con l'umidità che i feltrini delle sedie appiccicano, con le mani che vanno lavate una volta in più. In questa sera così. Così strana. In questa sera a un passo dagli esami che sembravano così lontani, in questa sera da aspiranti professionisti che iniziano comprando più di una risma di carta alla volta e si ritrovano, d'un tratto, titolari di un numerino lungo lungo che non sai cos'è e forse neanche a cosa serva, ma lo vuoi, lo volevi e ora ce l'hai. In questa sera che la mia fidanzatina mi manda un messaggio per dirmi che sta per mangiare, in una cucina lontana e che, come gli esami, a breve mi troverò nella stanza accanto senza accorgermene, in un modo così dolcemente indolore.
Miseria vacca, le lucine alle finestre sono già qui, anche qui dove non c'è la neve, e dove la neve è solo di cotone, o sintetica spray. E il cuore ad intermittenza si scalda di lucina, e ora accende gli affetti, ora i desideri, le aspirazioni. Si accende e mi avvicina, mi mostra un po' tutto; si spegne e tutto scompare avvolto da una nebbia che spaventa perché non ha odore.
È una mano sulla spalla questo stato d'animo. E come ogni mano sulla spalla si compone di due momenti: del momento della spalla e del momento della mano. Perché la spalla può essere distratta o concentrata, desiderosa della carezza o insensibile ad ogni evento; perché la mano può essere quella della fidanzatina, di un padre, di un collega anziano, ma anche del cliente a cui qualche giorno fa hai regalato vent'anni di galera, ed ora è lì in attesa che la sentenza diventi definitiva, ma nel frattempo ha il dolce desiderio di lasciarti spegnere in una pozza di sangue.
Bisogna avere coraggio ad addormentarsi in questa vita; bisogna avere fegato a chiudere gli occhi senza aver messo a posto l'ultimo compitino. E allora, forse, sono tanto coraggioso, e allora, forse, lo sono da sempre.
Da molte settimane amo il punto e virgola. C'é uno psicanalista che me la spiega, questa?

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