lunedì 7 maggio 2007

Saranno cose già sentite, o scritte con un metro un po' stantio, ma intanto questo è mio.
Risuonava questo verso incessantemente tra una pagina e l'altra di diritto amministrativo, e mi sono scagliato qui a scrivere di non so cosa. Sarà nostalgia, sarà lo stress dello studio, sarà la fatica da minatore dello sfogliare queste pagine pesanti, centinaio dopo centinaio, sarà forse solo la voglia di una birra d'estate, quando c'è poco da pensare. E invece no: solo io, questa sedia e l'incapacità di evadere, l'impossibilità di pensare a uscire fuori di qui, a staccare il culo da questa sedia, e vi giuro che il mio primo atto da avvocato praticante sarà comprare una poltroncina imbottita, girevole e con tutti gli altri sacramenti del caso. E nulla c'entra con ciò che non so di stare pensando in questo istante, nulla c'entra con ciò che non so di poter pensare. Arriveranno le lenzuola anche stanotte, e giorno dopo giorno mi lascerò macinare dal tarlo che non sa spiegarmi quale sarà il mio futuro. Il tarlo non sa però che il futuro un giorno smetterà di essere tale, arriverà il giorno in cui il cerchio se non si chiude quantomeno avvicina le sue linee. Ed io capirò, della polvere del tarlo farò un cemento finalmente immortale...

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