lunedì 16 aprile 2007

Ho mandato giù un bicchiere di vino immaginario e messo su un disco altrettanto immaginario, giusto per fingere di non annegare in questo silenzio che mi sono creato. E scrivo. Forse è davvero ora di tornare alle origini di questa pagina, tornare alle ragioni che mi hanno portato a scrivere migliaia di righe. Era Ottobre duemilacinque, tornavo alla vita grazie alla rianimazione di un piccolo grappolo di persone, e cominciavo a imbrattare questo foglio potenzialmente infinito solo per poter sussurrare il mio grazie commosso. Post dopo post ho continuato a crescere, a volte ho persino camminato solo sulle mie gambe. Ho sproloquiato su tutto, dalla politica all'amore, dagli amici al senso della vita. Tante volte ho faticato a partorire le mie righe quotidiane. E questi mesi hanno donato svolte epocali, cambiamenti e quel lento mutare quotidiano. Ho potuto ritrovare la persona che avevo perso e che credevo perduta per sempre, ho trovato l'amore, ho fallito qualche esame, ho fatto crescere i capelli, ho consumato parte della mano sinistra a morsi. Più semplicemente ho vissuto. E nel mio lento vivere questi mesi sono stati accompagnati sempre da quell'incantevole grappolo: una componente che non riesce a mutare, che ha resistito al tormento dei miei giorni, forse pure alla mia apparente maleducazione, alle mie numerose mancanze. Eppure non passa giorno che non sia segnato da un gesto che mi riconduca al grappolo. E il mio parlare strano dell'ultimo periodo non è un prendere le distanze da questa mia amata realtà. Credete alle mie parole, vi prego. Forse si potrebbe credere che sia arrivato il momento di chiedere scusa dopo aver tanto ringraziato. Ma sarebbero delle scuse velate di ipocrisia, perchè non esiste un istante della mia vita che non sia marchiato indelebilmente dei vostri nomi. Oggi si chiacchierava appassionatamente, come sempre. Dopo una settimana di semisilenzio tutto pareva ancora più avvincente, e si è parlato di queste righe un po' dimesse da qualche tempo. Forse più visitate, più apprezzate fuori... ma non esiste visita che possa gratificarmi se non viene dopo quella del grappolo. Oggi sono tornato a pensare che quello frequentato è l'ultimo corso. Un "diritto civile II" che solo per questo motivo acquista prestigio al mio cuore. Tra un anno sarà tutto così diverso, ma non posso credere che i nostri momenti assieme potranno finire. E non ci credo. Perchè tutto potrebbe essere più difficile, più complesso... ma non può non essere più. E nella complessità del nostro essere futuro spero potremo essere più vicini, un po' come le catene del dna, lunghe anche un centimetro ma tanto connaturate da scomparire agli occhi. E forse è vero, saranno anche solo i dieci minuti di un caffè, forse sarà solo per Natale e mai per Pasqua, ma ditemi che sarà ancora. Ditemi che ci saremo ogni volta che la vita avrà la necessità di essere segnata. Ditemi che non finirà la nostra nobile filosofia del perizoma o della culotte, il nostro pettegolezzo di alto livello, le nostre tavolate, le nevrosi da libro, le prime granite dell'anno e le ultime. Ditemi che non vi stancherete mai delle mie vignette idiote, delle mie battute vergognose. Ma se oggi non siedo al banco degli idioti durante la lezione, se non arrivo all'ultimo momento e se non fuggo da solo alla fine è tutto grazie a quanti di voi hanno avuto la forza di resuscitarmi, forse rinunciando anche ad un pizzico della propria vita. E non voglio più credere a ciò che mi venne insegnato, che l'amicizia vera non esiste, che esiste solo uno scambio volgarmente educato di interessi. Non posso credere questo di voi. E oggi che ho meno bisogno di aiuto, che sono vicino al raggiungimento di un equilibrio precario al punto giusto, oggi che le domande non mi preoccupano più come un tempo, oggi che un senso non fatico a trovarlo per qualsiasi avvenimento, oggi non sento venire meno la necessità della vostra presenza. Tutt'altro. Oggi posso godere di voi con più libertà, con più piacere. Della mia esistenza accademica resteranno i nostri giorni, gli esami condivisi, gli sms, le pizze e le birre. E oggi che si parla di un Bowling del giovedì non posso che tornare con la mente quell'Ottobre con il quale ho iniziato: quella sera nella quale vi ho lasciato colleghi per trovarvi qualche giorno dopo tutti Dottori, e il rammarico di quella sera, per non aver avuto nessuno da accompagnare a casa, le lacrime al volante in uno di quei momenti in cui mancano solo musichetta dolce e titoli di coda.
Ha senso allora l'ennesimo "grazie", così come un senso oggi ha pure la mia persona. Le gioie di questi mesi, le fortune infinite, i sorrisi e la forza di sapere che anche io posso esistere sono tutti accessori che avete donato a una vita spoglia. E non dimentico nulla, anche se a volte speculo e sroloquio a vuoto, non dimentico nulla anche se a volte mi distraggo felice. Certamente non sono stato per voi ciò che voi siete stati per me, ma serbare con profonda passione tanta gratitudine è certamente più emozionante che riceverla. Per questo resto felice anche nella mia impotenza.
Grazie per questa e per tutte le altre pagine che ho avuto il coraggio di scrivere. Grazie di tutto, spero abbiate ancora la forza di contare anche su di me... a domani...

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