giovedì 14 dicembre 2006

Non abbiamo sempre ragione, non siamo sempre noi, non pensiamo sempre il giusto. Non siamo liberi e non liberiamo. Il nostro non essere noi è una sciagura, non è colmato dall'essere noi degli altri. Perchè anche gli altri non sono loro, ma il non essere loro non li porta ad essere noi. E quindi ciò che siamo non è in noi e non è negli altri. Ma non si perde, piuttosto si disperde, si diffonde. Questo il felice destino di ogni gesto: svanisce, si disperde e si diffonde, si effonde. Ed è buio quando pensi all'ultima carezza ricevuta, è svanita in gran parte e allo stesso tempo ti impregna di qualche molecola. L'ultima carezza ricevuta che sai non essere ultima. E se lo fosse? Se lo fosse ce n'è sempre stata un'ultima che ha saputo tenerti sospeso. Con questo spirito raccolgo la mia giornata e la annodo alle lenzuola, con lo spirito di chi è stato una carezza, di chi ha vissuto quell'istante leggero della mano che sfiora. Onnipotente quella mano seppur non divina. Per questo riesco a credere che il mondo sia di chi sa lasciarsi accarezzare. A terra le brutture di questo giorno, dimenticate come un paio di jeans travolti dalla passione di due anime. Ed è questo: oggi puoi gioire di avere al tuo fianco una persona come te, capace di tirarti fuori da quei jeans, capace di lasciarli a sterilizzare sul freddo antibiotico di un pavimento in cotto. Saranno raccolti solo domani, ripuliti. Adesso pensi solo alle lenzuola...


Francesco Guccini, Quello che non

La vedi nel cielo quell' alta pressione, la senti una strana stagione?
Ma a notte la nebbia ti dice d' un fiato che il dio dell' inverno è arrivato.
Lo senti un aereo che porta lontano? Lo senti quel suono di un piano,
di un Mozart stonato che prova e riprova, ma il senso del vero non trova?

Lo senti il perchè di cortili bagnati, di auto a morire nei prati,
la pallida linea di vecchie ferite, di lettere ormai non spedite?
Lo vedi il rumore di favole spente? Lo sai che non siamo più niente?
Non siamo un aereo né un piano stonato, stagione, cortile od un prato...

Conosci l' odore di strade deserte che portano a vecchie scoperte,
e a nafta, telai, ciminiere corrose, a periferie misteriose,
e a rotaie implacabili per nessun dove, a letti, a brandine, ad alcove?
Lo sai che colore han le nuvole basse e i sedili di un' ex terza classe?

L' angoscia che dà una pianura infinita? Hai voglia di me e della vita,
di un giorno qualunque, di una sponda brulla? Lo sai che non siamo più nulla?
Non siamo una strada né malinconia, un treno o una periferia,
non siamo scoperta né sponda sfiorita, non siamo né un giorno né vita...

Non siamo la polvere di un angolo tetro, né un sasso tirato in un vetro,
lo schiocco del sole in un campo di grano, non siamo, non siamo, non siamo...
Si fa a strisce il cielo e quell' alta pressione è un film di seconda visione,
è l' urlo di sempre che dice pian piano:
"Non siamo, non siamo, non siamo..."

4 Comments:

Blogger luigi said...

dottore ti scuddasti canzone dei dodici mesi...

14/12/06 15:42  
Blogger Gianfranco said...

:O Hai ragione!!! Proprio all'ultimo!!! provvederò presto, grazie...

14/12/06 15:49  
Blogger luigi said...

E mi addormento come in un letargo, Dicembre, alle tue porte,
lungo i tuoi giorni con la mente spargo tristi semi di morte, tristi semi di morte...
Uomini e cose lasciano per terra esili ombre pigre,
ma nei tuoi giorni dai profeti detti nasce Cristo la tigre, nasce Cristo la tigre...

15/12/06 16:29  
Blogger Gianfranco said...

si dottore non ho dimenticato!!! Appena ho un attimo...

15/12/06 16:35  

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