sabato 17 giugno 2006

La chiamano estate anche dove non c'è il mare, la spacciano per ciò che forse non riesce ad essere. La chiamano gonna anche se la indossa un manichino, e non c'è una vera ragazza dentro. La chiamano acqua anche se è venduta in bottiglie di plastica e per aprirla devi forzare un sigillo. La chiamano musica anche se devi pagare per suonarla e trovarla nei vicoli è addirittura reato. La chiamano distanza anche se puoi colmarla con piccoli sacrifici e ingigantirla con un gesto. La chiamano attesa anche se dopo un po' termina nell'incontro che speravi. La chiamano terra anche se non vi cresce l'erba e lo chiamano prato anche se è chiuso in rotoli.
A tutto siamo in grado di assegnare un nome, ma non tutto è capace di divenire esperienza. Chiamiamo tutto un po' come lo vediamo, come lo percepiamo, ma nessuno controlla la corrispondenza tra pronunciato e vissuto. E forse è meglio che estate, attesa, gonna, acqua non possano essere marchi registrati, ed è bello ingannarsi di surrogati per ore, per giorni, anni e poi rinvenire da qualche parte gli originali. Originali degni di esperienza. Voi come vi chiamereste, e come mi chiamereste oggi?

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